Induismo

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A cura di Giuseppe Merlino.

L’Induismo è la più antica religione dell’Umanità che si caratterizza in sei principali scuole filosofiche che accettano l’autorità dei Veda. I Veda sono i testi sacri nei quali è stata posta per iscritto la tradizione filosofica degli Ariani che invasero l’India circa 4.200 anni fa. Questi testi sono stati composti a partire dal 2.000 avanti Cristo. Tra l’800 ed il 500 avanti Cristo furono poi composte le Upanishad, opera di commento ai Veda, dove il pensiero induista ha raggiunto le vette più alte di pensiero filosofico.
Si deve osservare subito che l’autorità dei Veda e delle Upanishad non deriva da una qualche forma di rivelazione divina, ma dall’esperienza diretta di quegli asceti che, dopo anni di meditazione in solitudine, avevano raggiunto l’Illuminazione.
Nel contesto dell’Induismo non è corretto parlare di “Dio”, in quanto il principio supremo, il Brahman, è privo di qualsiasi forma o definizione (neti, neti : non questo, non quello). Esso è indescrivibile, incorporeo, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno. È il principio ultimo che non ha avuto inizio, non ha una fine, è nascosto in tutte le cose ed è la causa, la fonte, la materia e l’effetto di tutta la Creazione conosciuta e sconosciuta. Esso è l’origine di tutti i Deva (esseri celesti), e rappresenta la base del manifesto e dell’immanifesto, uno stato indifferenziato di puro essere, eternità e beatitudine, situato al di là di qualsiasi speculazione filosofica o moto devozionale.
Non bisogna dunque confondere il Brahman con Brahma che è il primo essere che nasce quando inizia un Ciclo Cosmico (Kalpa) è che può essere ben identificato col Dio delle Religioni Monoteiste. Brahma è l’Architetto dell’Universo, il “Padre” di tutti gli esseri. Il suo aspetto personale è Ishvara e viene adorato in India proprio come noi adoriamo Dio.
E’ necessario chiarire a questo punto che tutte le scuole filosofiche induiste ritengono che l’Universo abbia una vita ciclica: ogni ciclo viene chiamato Kalpa (Giorno di Brahma) e consiste nella nascita dell’Universo, nella sua evoluzione, nella successiva involuzione e nella sua fine.
Brahma è la prima mente cosciente dell’Universo ed è l’attivatore del processo di attivazione dell’Universo.
Gli alti due principi fondamentali che nascono all’inizio di un kalpa sono Vishnu e Shiva. Brahma (il Creatore), Vishnu (il Conservatore) e Shiva (il distruttore) costituiscono la Sacra Trimurti.
Quando termina un kalpa tutti i piani dell’esistenza che conosciamo e non conosciamo vengono riassorbiti compreso il mondo divino. Ciò che resta immutabile è solo il Brahman. Poi ricomincia un nuovo Kalpa.
Qual’è la posizione dell’Uomo nella Manifestazione? L’Uomo, come tutti gli altri esseri viventi di tutto l’Universo, è prigioniero nella manifestazione e neanche con la morte raggiunge la liberazione, ciò perchè una delle credenze fondamentali dell’Induismo è la Reicarnazione: ogni azione compiuta durante la vita di un essere vivente produce un Karma che può essere positivo o negativo, a seconda della qualità dell’azione. Quando un essere vivente muore, il suo Karma causa la nascita di un altro essere vivente. A seconda del Karma accumulato la rinascita può avvenire nel mondo divino, nel mondo umano o nel mondo animale. La rinascita può avvenire in qualsiasi punto dell’Universo e non necessariamente sul nostro pianeta. Questo ciclo di rinascite costituisce il Samsara.
Nell’Uomo però esiste un principio superiore, l’Atman, che è prigioniero della Materia, ma per lui c’è la possibilità di sfuggire all’eterno ciclo delle rinascite. I Rishi, quegli asceti che si ritiravano per anni in solitudine nelle foreste per scoprire la Verità, giunsero a questa sublime scoperta: l’identità dell’Atman col Brahman e l’illusorietà di tutto il mondo sensibile: sia l’universo fenomenico, sia la nostra coscienza, sia il corpo, che le nostre esperienze, sono realtà illusoria. Compito dell’Uomo è di rompere l’illusorio velo di Maya che gli impedisce di vedere la realtà e prendere coscienza di questa identità (illuminazione).

“Questo supremo Brahman, Atman universale, immensa dimora di tutto ciò che esiste, più sottile di ogni cosa sottile, costante: in verità é te stesso, perché Tu sei Quello” (Kaivalya Upanishad, I, 16).

“Quando si é conosciuto l’atman supremo, che riposa in un posto nascosto, senza parti e senza dualità, quale Testimone, esente dall’essere e dal non-essere, si perviene alla condizione dell’atman universale” (Kaivalya Upanishad II, 23-24).

“Colui il quale conosce questo supremo Brahman, costui diventa il medesimo Brahman” (Mundaka Upanishad, III, II, 9).

Dunque anche il mondo divino è soggetto alla legge del Karma e si estingue alla fine di un Kalpa. Il Pantheon induista è molto vasto e non è il caso di soffermarci su di esso in questa breve trattazione, sopratutto perchè crediamo di avere esposto il nocciolo del vero induismo, al di la dei suoi aspetti folcloristici e devozionali. Si può essere induisti anche senza che sia necessario adorare le molteplici rappresentazioni delle divinità.
La legge morale dell’Induismo, nata per ottenere un buon Karma, è forse la più elevata che l’umanità abbia mai conosciuto. Alcune sue caratteristiche sono la non violenza (ahimsa), il rispetto di tutte le Relgioni (si riconosce che i mezzi ed i modi per ottenere la salvezza sono molteplici), il rispetto assoluto della vita e quindi anche di tutti gli animali e la coscienza che la Verità possiede molteplici apparenze.

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