Respiro

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La respirazione è una delle funzioni automatiche che il nostro corpo esegue quotidianamente senza alcuna nostra partecipazione: in virtù  di questo automatismo non attribuiamo importanza al ruolo fondamentale di una buona respirazione nella nostra vita. Eppure una corretta respirazione è la base del nostro benessere, così come viene indicato in medicina ed in tutte le tradizioni spirituali.
Cerchiamo di scoprirla: il respiro è l’azione esterna che eseguiamo; difatti se porto la mia attenzione al respiro mi accorgo immediatamente della inspirazione, l’aria che entra, e della espirazione, l’aria che esce. Respiriamo in media  ogni 5, 6 secondi, ovvero circa 21.600 volte al giorno e non ne siamo attenti a ciò che accade. Quindi il respiro è un’azione esteriore.
La respirazione è inerente invece a ciò accade all’interno del nostro corpo: la funzione della respirazione è la distribuzione dell’ossigeno in ogni parte del corpo.
I centri nervosi che intervengono nella respirazione automatica sono situati nel tronco cerebrale e regolano la frequenza e la profondità  del respiro sulla base degli inputs esterni ricevuti ed elaborati immediatamente.
Tuttavia i muscoli che intervengono nella respirazione sono muscoli striati volontari per cui possiamo, rivolgendo la nostra attenzione all’azione del respirare e seguendone il percorso, prendere il comando delle operazioni, (solo temporaneamente per fortuna!) utilizzando la neocorteccia cerebrale.
Tale esperienza è stata da noi vissuta: nel caso in cui avverto un odore malsano trattengo subito il respiro volontariamente fino a quando mi allontano da quel luogo.

La muscolatura utilizzata nell’inspirazione è diversa da quella che si attiva nella espirazione, tuttavia il muscolo per eccellenza delle respirazione è il diaframma. Il diaframma ha la forma di una cupola irregolare e quando inspiro il diaframma scende comprimendo e dilatando l’addome massaggiandolo dolcemente. Nella espirazione il diaframma sale e l’addome si ritrae.

Teniamo altresì in debito conto che il nostro respiro non è uniforme durante la giornata, esiste un’alternanza del respiro fra le singole narici e solo per pochi minuti respiriamo in modo libero con entrambe le narici.
Anche il mio corpo, la mia struttura fisica condiziona il respiro: se il diaframma  è contratto non riesco a spingerlo in basso ed allargare l’addome; come conseguenza faccio entrare una ridotta quantità d’aria e quindi avrò una respirazione superficiale molto ridotta e concentrata nella parte alta del torace.
Allo stesso modo la rigidità dei muscoli del torace impedisce alle costole di potersi muovere liberamente e l’aria per quanto possibile cercherà di spingere in basso il diaframma pur di trovare una strada che consenta una respirazione accettabile. A volte possiamo avvertire contemporaneamente la rigidità del torace e del diaframma e quindi l’insufficienza della funzione respiratoria.
Il mio corpo conserva gelosamente nella sua memoria le contrazioni muscolari che caratterizzano il mio essere, così pure manteniamo nei nostri polmoni sacche di aria che non riusciamo a smobilitare a causa della scarsa efficienza del sistema muscolare come nel caso in cui il torace è gonfio e contratto.
Nel portare la mia attenzione all’espirazione faccio uscire tutta l’aria contenuta nei polmoni e quindi posso far entrare aria nuova: prima mi svuoto, porto fuori tutto e poi mi riempio di nuova aria.
Un respiro fluido, regolare, profondo esprime fiducia nella vita e dona un atteggiamento di serenità interiore.
Nello yoga ogni stato mentale ed emotivo è legato al respiro.
Se respiro in modo calmo e presente la mente si placa; se sono affannato la mente è allo stesso modo affannata. Se sono nel respiro la mente è quieta.

Prendiamo contatto con il respiro: sdraiati in shavasana poniamo le mani una sull’altra appena sotto l’ombelico ed ascoltiamo il respiro percependo il movimento dell’addome che sale  e che scende spostando dolcemente la mani. Dopo  qualche minuto iniziamo a respirare un po’ più profondamente e prestiamo attenzione al movimento; potrà sembrare strano e buffo all’inizio ma con calma e costanza si sente cambiare la respirazione ordinaria, una sensazione di benessere inizierà a diffondersi e ci sentiremo più vitali, più pronti, più aperti ed in armonia con la vita.
E’ bene partire lentamente ed acquisire familiarità con il respiro, poi piano piano, e sempre sotto la guida di un valido istruttore, si può passare agli esercizi successivi.

Seduti in shukasana iniziamo a percepire il respiro: libero, sciolto, soffice...

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