Divinita dell\\\'Induismo

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A cura di Giuseppe Merlino.

L’immagine dell’Induismo più diffusa in Occidente è quello di una Religione politeista caratterizzata da un numero enorme di divinità.
Non vi è niente di più falso: per l’Induismo esiste un unico Principio Universale, al di fuori del tempo e dello spazio, senza inizio e senza fine, indescrivibile, unica Realtà esistente: il Brahman.
Tutti i mondi esistenti, umani e divini, sono una Sua manifestazione. Il Brahman è questa manifestazione, ma è fuori di essa: Esso è al tempo stesso immanente e trascendente.
Il Brahman si manifesta ciclicamente attraverso i Kalpa. Un Kalpa è un’era temporale, di lunghezza per noi inimmaginabile, nella quale l’Universo e tutti i mondi esistenti nascono, si evolvono ed infine muoiono riassorbiti nel Brahman. I Kalpa sono infiniti.
Quando termina un Kalpa tutti i piani dell’esistenza che conosciamo e non conosciamo vengono riassorbiti, compreso il mondo divino. Ciò che resta immutabile è solo il Brahman. Poi ricomincia un nuovo Kalpa.
Prima di addentrarci nella descrizione delle più significative divinità dell’Induismo, dobbiamo chiarire che tutto il mondo divino ha la durata di un Kalpa, lunghissima, ma non eterna.
E’ proprio una caratteristica peculiare dell’Induismo quella di considerare l’inferiorità del mondo divino rispetto all’unico Principio universale.
Gli dei sono forze cosmiche splendenti ed infinitamente superiori all’uomo, ma nascono all’inizio di un Kalpa e vengono riassorbiti nel Brahman alla sua fine.
Quando inizia un Kalpa, il primo essere ad apparire è Brahma (da non confondersi col Brahman), per cui spesso un Kalpa viene chiamato il “giorno di Brahma”.
Brahma è la prima manifestazione del Brahman, è l’architetto dell’Universo, il Padre di tutti gli esseri. Usando una terminologia occidentale, lo potremmo definire il creatore.
Brahma è uno dei tre aspetti di un’unica sostanza divina, la Trimurti, costituita da Brahma (che ha la funzione creativa), Shiva (che ha la funzione distruttiva) e Vishnu (che ha la funzione conservativa).
Questi tre principi operano nell’intera manifestazione fenomenica e prevalgono alternativamente nelle tre fasi di un Kalpa, emanazione, durata e riassorbimento dell’Universo.
Abbiamo detto che Brahma è il principio creatore che presiede all’emanazione ed all’espansione dell’Universo.
Vishnu è invece il principio di coesione che mantiene in equilibrio i processi del Cosmo, preservandoli dalle forze disgregative.
Shiva è quell’aspetto della Trimurti che presiede ai principi di dissoluzione e riassorbimento di tutte le forze cosmiche.
Molti studiosi hanno visto nella Trimurti un analogo del concetto di Trinità del Cristianesimo, ma dobbiamo doverosamente ricordare che il concetto induista risale a 4.000 anni fa, mentre quello cristiano si è andato lentamente formando tra il terzo ed il quarto secolo dopo la morte di Cristo.
La Trimurti è una sostanza divina impersonale e Brahma, Shiva e Vishnu sono immani forze cosmiche, ma, tra tutti i suoi attributi, essa ha anche un aspetto personale: il dio Ishvara.
Ishvara è dunque l’aspetto personale e monoteistico della Trimurti, adorato e venerato presso le maggiori Religioni mondiali. Egli spesso, per amore dell’uomo, si incarna e si rivela sotto nomi e forme diverse.
Ishvara può dunque essere assimilato al Dio adorato da Cristiani e Musulmani, e, secondo il pensiero di alcuni induisti, anche Cristo può essere interpretato come una delle sue numerose manifestazioni.
Vishnu e Shiva hanno anche delle controparti femminili.
L’omologo femminile di Vishnu è Lakshmi. Essa è il principio femminile del dio ed è la dea suprema, la Grande Madre, adorata e venerata da tempo immemorabile in tutte le parti del mondo.
Lakshmi è la suprema bellezza e si manifesta, in diverse misure, in tutti gli esseri femminili. Più radiosa dell’oro, brillante come il sole, splendente come il fuoco, dona agli esseri viventi l’intelligenza, l’illuminazione ed il risveglio interiore.
La controparte femminile di Shiva è Parvati. Essa è la potenza (Shakti) del dio che anima tutti i fenomeni dell’Universo.
Mentre Shiva è immutabile, Shakti è la sua coscienza operativa.
Spesso Shiva e Shakti vengono raffigurati in un rapporto sessuale in cui il dio è immobile e la dea ha la parte attiva.
Quanto descritto finora è solo il vertice dell’ambiente divino. Nel pantheon induista esistono altre migliaia di dei e di dee, ma pensiamo di aver chiarito l’aspetto teologico della loro natura: sono forze superiori all’uomo presenti nell’Universo, ma, come l’uomo, soggette alle leggi della manifestazione.
Non vedremo mai un Cristiano pregare in un tempio dedicato ad uno degli innumerevoli dei dell’induismo, ma invece è facile vedere un induista entrare in una chiesa cattolica e pregare, in quanto egli è cosciente che, anche in una chiesa, è sicuramente presente una delle forze cosmiche presenti nel mondo.
Come è noto, circa 600 anni prima di Cristo, nacque in India una nuova filosofia: il Buddismo.
Alcuni studiosi considerano questa dottrina come un’eresia dell’induismo.
In realtà il Buddismo si è sempre mantenuto agnostico sul mondo divino, ritenendo che l’unica cosa essenziale per l’uomo fosse il raggiungimento dell’illuminazione, la fine della sofferenza e la liberazione dal ciclo delle rinascite.
Però è chiaro e limpido nel buddismo il concetto che l’uomo che ha raggiunto la liberazione è sicuramente superiore a qualsiasi dio.
Questo concetto implica indirettamente l’ammissione da parte del Buddismo dell’esistenza dell’ambiente divino, ma questo viene ritenuto irrilevante rispetto al vero scopo della vita umana.

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