Niyama

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NYAMA

Nyama significa non controllo, in effetti il termine dice: fai esplodere in te, apri te stesso a questo verso, sii canale. Nyama rappresenta i cinque valori a cui si ambisce.

 

SAUCHA

Significa purezza, fai albergare in te la purezza. L’azione pura è un’azione che sposa il momento, e si manifesta nell’adattamento.

SANTOSHA
Satosha è contentezza, appagamento, felicità della mente indipendentemente da ciò che si \"ha\" o non si \"ha\". Appagamento significa vivi pienamente quel che hai. Consuma ciò che hai; consumare non nel senso di bruciare tutto, vuol dire vivilo, prendilo in te, comprendilo pienamente in te. La contentezza è la capacità di cogliere comunque e sempre l’aspetto positivo di quanto ci accade.

TAPAS
Significa frizione, calore. Alcuni lo traducono come austerità, sacrificio, ma il senso reale è: produci il calore in te, lascia che il calore si manifesti in te. Perché il calore si deve manifestare?  Il calore fa una cosa semplicissima, fa evaporare l’acqua.TAPAS è l\'ascesi, l’ardore, il fervore nel lavoro, il desiderio ardente di evoluzione spirituale in relazione a qualsiasi limitazione e costrizione di sé per lottare contro i propri vizi.

 SVADHYAYA
Swa significa sé, io. Yaya significa studio.Svadhyaya è lo studio del sé, studio di te, della tua interiorità, del tuo mondo interiore. Svadhyaya tradizionalmente definisce la recitazione di testi sacri e mantra e pertanto alcuni lo rendono come “preghiera”, altri come “studio della propria tradizione”, ma è anche lo studio di se stessi, la ricerca interiore.

ISHVARA-PRANIDHANA
Riconosci il signore, o riconosci la forza che ti vive.
 Ishvarapranidhana è l’abbandonarsi alla divinità,  la totale dedizione al Signore, la resa al Signore di tutte le nostre azioni, sentire che tutto ciò che esiste è impregnato della Coscienza del Creatore (Ishvara), sentire che Egli è costantemente presente fuori e dentro il mio ed altri corpi ed in ogni cosa.

 

 

A cura di Giuliano Vecchiè.

NIYAMA
Saucha: pulizia interna/esterna
A parte il fatto che Saucha comprende anche tecniche di Sat-Kriya, cioè di pulizia interna ed esterna, tuttavia per quanto riguarda l’Ashtanga Yoga, questo potrebbe essere interpretato come l’eliminazione delle tossine determinata dalla pratica attraverso il riscaldamento del corpo e la copiosa traspirazione.

Santosa: accontentarsi, essere appagati
Non tutti possono diventare un David Swenson, giusto per nominare un “fenomeno” nel mondo dell’Ashtanga Vinyasa Yoga, ed è giusto che nella pratica ognuno applichi la sua determinazione e la sua volontà per arrivare al proprio benessere psico-fisico, senza avere mire eccessive che potrebbero portare solo a delle cocenti delusioni. Essere appagati significa proprio questo: accontentarsi di dove si è e di dove si è arrivati, sperando di potere fare qualche altro passo in avanti, ma senza per questo perderci il sonno.

Tapas: austerità, sviluppo della volontà
Qualche principiante, nell’assistere per la prima volta ad una sessione di Ashtanga Yoga potrebbe spaventarsi pensando a quale “mostruosa” forza di volontà occorre applicare per arrivare ai risultati che sta osservando negli allievi esperti.
Certamente chi già pratica Ashtanga sa che se manca quel minimo di forza di volontà i risultati non verranno mai da soli. Ma più che forza di volontà, si potrebbe parlare veramente di “austerità”, con ciò implicando un atteggiamento mentale di serietà, impegno, “calore” della volontà e derminazione, il tutto racchiuso nel termine Tapas (“calore”).

Swadhyaya: studio di sé
L’interpretazione classica parla di dedizione intellettuale ed emotiva al Sé, mentre nel nostro ambito è più giusto parlare di studio di sé, intendendo con ciò lo studio di noi stessi e delle nostre reazioni di fronte alla pratica e ai suoi risultati.
Una cosa strana che si evidenzia spesso nell’ambito dello Yoga in generale e non solo dell’Ashtanga Yoga, è un evidente aumento del senso dell’IO, il così detto “Ego espanso”, fenomeno attuale e per nulla in diminuzione. Sembra proprio che il mettere i piedi dietro alla testa, andare sulla testa o essere capaci di altre meravigliose performance ad un certo punto possa dare  “alla testa”.
Questo fenomeno si riscontra certamente anche in altre realtà, ma nello Yoga colpisce di più in quanto disciplina che dovrebbe portare ad un’immagine più realistica di sé.
Una volta chiesi al M° David Swenson perché ciò accadesse e interessante fu la sua risposta: “lo Yoga è un come un campo  che di volta in volta diventa sempre più fertile e qualunque cosa tu ci coltivi cresce rapidamente. Sia che tu ci coltivi cose positive che il tuo Ego, tutto crescerà in modo enorme.” Dal che si deduce che sta a te non coltivarci anche l’Ego ed evitare che esso si espanda sempre di più.
A tal riguardo, gli Yoga Sutra parlano espressamente di "klesha", cioè delle "afflizioni" che oscurano la reale natura del Sè. Essi sono: Avidya= ignoranza; Asmita=Egotismo; Raga=passione; Dwesha=repulsione e Abinavesha=paura della morte...

Isvara-pranidhana: rivolgere il proprio pensiero a Ishwara
Potrebbe collegarsi alla voce suddetta, nel senso che rimandando ad un’entità superiore le nostre abilità e capacità, questo potrebbe aiutare a diventare più modesti e realistici, pensando anche a cosa dice quel tale maestro cinese: "ricorda che anche se ti ritieni una montagna molto alta, ci sarà sempre una montagna più alta di te.

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